venerdì 29 ottobre 2010

150 anni

Carlo Azeglio Ciampi“Non è il paese che sognavo” è il titolo scelto da Carlo Azeglio Ciampi per il suo “Taccuino laico per i 150 anni dell’Unità d’Italia” appena uscito per il Saggiatore (191 p, 16 euro). Il volume è un lungo colloquio tra l’ex-presidente e Alberto Orioli, vicedirettore ed editorialista del “Sole 24 Ore”.

La rappresentazione caricaturale dell’italiano è rimasta uno degli elementi forti della cultura popolare ed è stata sintetizzata -- come ricorda Ciampi -- «nelle maschere alla Alberto Sordi sugli italiani “brava gente”». Uno stereotipo dell’italiano che -- è bene ricordarlo -- venne recuperato con forza nei primi anni del dopoguerra e in particolare proprio nel bienno 1959-1961 in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, da due pellicole fondamentali che videro entrambe Alberto Sordi come protagonista: La grande guerra di Mario Monicelli e Tutti a casa di Luigi Comencini. Due film che riflettono sul tema dell’identità nazionale mettendo in scena due momenti fondamentali per il processo di creazione e di condivisione dell’identità: la prima e la seconda guerra mondiale. Due pellicole, uscite ad un anno di distanza l’una dall’altra, che hanno come protagonista non solo lo stesso attore ma lo stesso modello di italiano -- o di «arcitaliano», come viene definito nell’articolo -- «individualista, pusillanime, pigro, infingardo, accidioso», ma che a un certo punto della narrazione, all’apice del climax, abbandona lo stereotipo caricaturale e si trasfigura in eroe nazionale -- un eroe di origini umili, modeste, come modesto e travagliato è il percorso che lo rende eroico -- in grado di urlare un insulto in faccia al generale austriaco (atto che gli costa la fucilazione), quando si sente schiacciare nello stereotipo sprezzante dell’italiano vigliacco che l’unico fegato che conosce è “quello alla veneziana con cipolla” (Vittorio Gassman) o, nei giorni della liberazione di Napoli, di imbracciare il fucile e combattere contro il nemico tedesco al semplice motto di «No, non si può stare sempre a guardare!».

E proprio citando la Grande Guerra scrive Ciampi a proposito di Sordi:

I suoi personaggi hanno rispecchiato l’evoluzione della società; hanno rappresentato la complessa identità italiana e dato voce ai valori di umanità che emergono anche nelle prove più difficili. [...]

Era consapevole che al Paese serviva uno scatto di orgoglio. Un po’ come nel film La Grande Guerra dove Alberto Sordi e Vittorio Gassman diventano eroi loro malgrado, un po’ consapevoli, un po’ no, ma in modo naturalmente coraggioso, quanto basta a dare il senso di riscatto per un intero popolo.

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