sabato 26 novembre 2011

ITALY LOVE IT OR LEAVE IT

 “Italy: love it or leave it“, è il titolo di un bel documentario, oggi in prima mondiale al Milano Film Festival. Realizzato da due giovani documentaristi, Gustav Hofer e Luca Ragazzi (già autori de “Improvvisamente l’inverno scorso”), è un viaggio-inchiesta nell’Italia dei primi anni 2000. Nato per rispondere alla domanda del perché così tanti giovani lasciano il Paese, il documentario si trasforma -gradualmente- in una inchiesta sui motivi che inducono a restare. O ad andarsene. Con un finale a sorpresa: in mezzo, una lunga carrellata di interviste a chi -famoso o no- si batte quotidianamente per rendere questo un Paese migliore. Luca e Gustav percorrono la Penisola a bordo di una vecchia Fiat 500, omaggio ai bei tempi che furono. E all’”Italian Design”…




 
Gustav e Luca devono lasciare il loro appartamento. Come hanno fatto molti amici stanchi della precarietà lavorativa, Gustav vuole trasferirsi all'estero, ma Luca non si convince, e cerca le ragioni di questa dilagante entropia nazionale. La discussione diventa il pretesto per compiere un viaggio di sei mesi in giro per lo stivale, a bordo di una vecchia Fiat 500. Raccoglieranno le storie di chi è stato messo nelle condizioni di andarsene, ma anche di chi è rimasto per scelta. La posta in gioco di Italy è alta: stare al di sopra dell'iperbole di intolleranza diffusa per ciò che non funziona cercando esempi virtuosi di resistenza. È un atto di coscienza importante per l'identità nazionale: il Paese non verrà risollevato da chi crede ancora "restare-è-come-morire", nonostante le immagini degli ecomostri mai completati e delle fabbriche-simbolo del made-in-Italy chiuse e trasferite nell'est Europa perché "costa meno". Hofer-Ragazzi nella loro opera seconda mettono in scena sé stessi: una formula limpida ed efficace per raffreddare una materia bollente tramite il filtro dell'autoironia. Decisamente made-in-Italy.

 
"I motivi per lasciare l´Italia, soprattutto per le persone della nostra generazione, sono molteplici e non vale la pena stare qui a ricordarli, ma e´anche vero, che noi tutti troppo spesso ci lamentiamo di qualcosa senza mai veramente rimboccarci le maniche per far sì che le cose possano andare diversamente. Tuttavia, proprio portando in giro per lo stivale il nostro primo documentario avevamo avuto l´impressione che c'è un'Italia nascosta, che non viene raccontata nè dalla televisone nè nei telegiornali, che è di fatto l´Italia migliore, fatta di persone che combattono ogni giorno silenziosamente per rendere questo paese un posto migliore in cui vivere. Abbiamo voluto renderle giustizia dandole la possibilità, per una volta, di esprimersi con la propria voce." 

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