lunedì 5 dicembre 2011

...bisogno urgente di una nuova scuola (2)


Irene Tinagli: “Vi spiego com’è fatto l’asilo del laureato felice”

Vogliamo che l’ascensore sociale ci porti ai piani alti? Allora dobbiamo reinventare la scuola dell’infanzia (non solo quella dei futuri Nobel)

La scuola è importante, ma secondo alcuni ancora più importante è l’asilo. Perché è durante l’età prescolare che la nostra mente assume una sua forma cognitiva. Irene Tinagli, docente all’ Università Calrlos II di Madrid, economista, ne parla in un articolo sul numero di Wired che trovate in edicola e prende in causa il Nobel per l’economia James Hackman, il quale ha dimostrato che “i divari nei test di apprendimento che si registrano tra ragazzi di diversa estrazione sociale a 18 anni, sono più o meno gli stessi che si registrano a cinque anni”. Il periodo in cui il gap cognitivo si allarga maggiormente è al di sotto dei cinque anni. Nonostante ciò “l’infanzia è tradizionalmente trascurata dagli interventi pubblici in materia di istruzione e politiche sociali”.

L'asilo è importante perché è il primo contesto in cui un individuo sviluppa le sue capacità emotive e relazionali, indispensabili per lo sviluppo di quelle di apprendimento che dovrà usare appunto alle medie e al liceo. Ma non solo: un asilo che funziona fa bene anche ai genitori.  “Il sociologo dell’Università di Chicago Mario Smell ha dedicato anni a monitorare migliaia di bambini newyorchesi e le loro mamme”, scrive Tinagli, “osservando le differenze tra quelli che frequentavano centri per l’infanzia e quelli accuditi in altro modo”. Il risultato è stato che i bambini cresciuti nei centri dell’infanzia e le loro madri sono più felici perché hanno più probabilità di stringere amicizia, si sentono più coinvolti nel tessuto sociale. Sono emotivamente attivi. “Per questo uno dei programmi sociali più longevi e di successo degli Stati Uniti è Head Start, introdotto nel 1964 da Lyndon B. Johnson come parte della sua ‘lotta alla povertà’. Un programma che ha supportato la creazione di migliaia di centri per l’infanzia da zero a cinque anni, e che dal 1965 ha aiutato 27 milioni di bambini, coinvolgendo centinaia di migliaia di padri, madri e di volontari”.

Spesso le istituzioni che stanziano fondi per le attività scolastiche si dimenticano che, se dalle università e dai master escono le nuove generazioni di imprenditori e manager, è dalla scuola materna che esce la società tutta, la stessa in cui quei manager e quegli imprenditori si troveranno a vivere. Molto probabilmente, un laureato professionalmente inserito e felice, è stato un bambino attivo e coinvolto in età prescolare.

da    Wired.it

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