giovedì 26 gennaio 2012

La Storia da ricordare

"Hotel Meina. La prima strage di ebrei in Italia" di Marco Nozza


"Spaventa il pensiero di quanto potrà accadere tra una ventina d’anni, quando tutti i testimoni saranno spariti. Allora i falsari avranno via libera: potranno affermare o negare qualsiasi cosa". (Primo Levi)
 
Fine estate del ‘43, sul lago Maggiore. Le ville sono aperte, le case tutte affittate e gli alberghi pieni di gente. Giochi, musiche e intrattenimenti attorno a uno specchio d’acqua lussureggiante ed accogliente, per gli sfollati benestanti dalle città sulle quali piovono le bombe. Un luogo sospeso che sembra lontano dalla guerra, nonostante il razionamento e il coprifuoco.
Sul lago Maggiore vivono anche famiglie di ebrei: italiani e stranieri rifugiati e sfuggiti alle persecuzioni razziali di Adolf Hitler; e molte sono facoltose. Mercoledì 8 settembre, la notizia dell’armistizio: gli ebrei italiani gioiscono, quelli stranieri non ci riescono. Temono le reazioni dei tedeschi: loro hanno già visto cosa hanno fatto nei paesi da cui provengono. Sanno di Varsavia, di Salonicco dove la popolazione ebraica è stata decimata e deportata, ma gli ebrei italiani non ci vogliono credere e sono certi che nel loro paese ciò non potrà accadere. Il 15 settembre giunge a Baveno la Leibstandarte Adolf Hitler, la divisione SS, creatura e vanto del Führer, e tutto cambia in una manciata d’ore. Marco Nozza racconta in Hotel Meina la prima strage di ebrei in Italia. Il luogo: Arona, Baveno Stresa e Meina; il tempo tra il 15 e il 23 settembre del ‘43. Chiusi, imprigionati in un albergo. Prelevati dalle loro case. Derubati di tutti i loro averi, gli ebrei del lago Maggiore sono donne, uomini, vecchi e bambini che vengono presi, trucidati e buttati nelle acque del lago.
Nozza scrive delle due settimane che vanno dal giorno dell’armistizio, l’8 settembre, a quello della proclamazione della Repubblica di Salò, il 22 settembre. Con un montaggio alternato passa da una piccola storia di morte, 54 ebrei scomparsi, che si consuma nella tranquillità di un luogo di vacanza, ad una storia più ampia che accade contemporaneamente: Mussolini in Austria, l’incontro con Hitler, e la nascita della Repubblica di Salò. Intanto in Italia si concentrano le truppe tedesche e in quei giorni anche le montagne del cuneese conoscono la cieca violenza nazzifascista: a Boves, 45 cittadini trucidati e 350 case incendiate, e a Borgo San Dalmazzo,in una filanda abbandonata, il primo campo di concentramento dove quattrocento ebrei, scappati dalla Francia, vengono rinchiusi per essere rimpatriati e poi da lì tradotti ad Auschwitz. I fatti del lago Maggiore diventano il primo atto; una prova generale di quella che sarà la persecuzione degli ebrei in Italia: per un patto di fedeltà ai tedeschi che Mussolini farà per garantirsi la continuità, cedendo all’alleato nazista gli ebrei italiani e i rifugiati, da trucidare e deportare per la soluzione finale.
Hotel Meina di Marco Nozza è un libro inchiesta secco e forte a cui non mancano passaggi di spessore letterario. Nozza rende molto bene la contemporaneità dei fatti, senza cedere nulla alla fantasia, attraverso una ricostruzione minuziosa fatta delle voci di coloro che in quei giorni hanno vissuto, visto e sentito. Sono le voci dei testimoni raccolte da Eloisa Ravenna direttrice del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, una delle figure importanti che consentirono l’istruzione del processo che si svolse nel 1968 ad Osnabruck. Un processo che si concluse con la condanna all’ergastolo di tre ex SS, tutti bravi padri di famiglia e incensurati, che due anni dopo, in un grado successivo, furono assolti e tornarono alle loro occupazioni: dirigente della coc-cola, maestro elementare e rappresentante.
Nozza contestualizza la storia in una serie di accadimenti più ampi, fa incursioni in altri luoghi, come le pagine che dedica ai fatti Salonicco. Le fonti per l’inchiesta sono diverse. Oltre al prezioso lavoro della Ravenna, Nozza raccoglie le deposizioni per l’istruttoria, i documenti dell’epoca: lettere, diari, documenti pubblici, rassegne stampa, registrati radiofonici a cui aggiunge i testi di autori e storici che si sono occupati del periodo. A questo riguardo è interessante lo studio citato di Michele Sarfatti sulla ridotta disponibilità di accoglienza da parte della Svizzera nei confronti degli ebrei che cercavano di passare il confine. E va oltre, si pone domande e cerca risposte, analizza i fatti e indaga le ragioni sino ad arrivare all’atteggiamento dalla Germania federale nei confronti dei criminali nazisti: la loro impunità, in piena guerra fredda e il ruolo svolto dagli industriali tedeschi.

Un libro per non dimenticare, un libro per conoscere.

Articolo di Fabrizia Centola - Pubblicato giovedì 4 febbraio 2010 

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