domenica 3 giugno 2012

Noi fummo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi...


Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Noi fummo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.

Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.


Fratelli d'Italia, l'Italia si è svegliata. Sul capo ha l'elmo di Scipione l'Africano, il vincitore di Cartagine. Dov'è la vittoria? L'Italia ne afferri la chioma. Dio ha infatti concepito la vittoria come schiava di Roma (e delle sue glorie).
Schieriamoci in battaglia (la coorte era un'unità della Legione romana).
Siamo pronti alla morte. L'Italia ci ha chiamati.

Da secoli veniamo calpestati e derisi, perché non siamo un popolo, perché siamo divisi.
Ci accomuni una sola bandiera. Ci leghi un'unica speranza. L'ora di unirci è già suonata.

Uniamoci e amiamoci. L'Unione e l'amore indicano ai popoli le vie segnate dal Signore.
Giuriamo di rendere libera la nostra patria. Se saremo uniti, per Dio, chi riuscirà a sconfiggerci?
Schieriamoci in battaglia. Siamo pronti alla morte. L'Italia ci ha chiamati.

Dalle Alpi alla Sicilia, è come se ogni angolo d'Italia fosse Legnano (qui la lega Lombarda sconfisse, nel 1176, l'imperatore Federico Barbarossa). Ogni nostro compatriota ha il coraggio e il valore di Francesco Ferrucci (fu il difensore della Repubblica di Firenze, assediata nel 1530 dall'imperatore Carlo V). I bambini d'Italia si chiamano tutti Balilla (è il nomignolo di un ragazzo assurto a simbolo della sommossa contro gli austriaci, scoppiata a Genova nel 1746). Ogni campana evoca il suono dei Vespri siciliani (si vuole siano state le campane a chiamare il popolo alla lotta, durante l'insurrezione antifrancese di Palermo, detta dei Vespri siciliani, il 30 marzo 1282).

Le spade dei mercenari, al soldo degli austriaci, sono deboli come giunchi che si piegano.
L'Austria, la potenza che oggi domina nei nostri confini, ha già perduto le penne di quell'aquila che adorna il suo stemma. L'Impero austro-ungarico ha bevuto il sangue dell'Italia. Alleato della Russia, con l'aiuto delle truppe cosacche, l'Impero ha represso nel sangue anche la libertà della Polonia.
Ma tutto quel sangue gli ha bruciato il cuore.
Schieriamoci in battaglia. Siamo pronti alla morte. L'Italia ci ha chiamati.

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