venerdì 22 febbraio 2013

Al fiocca al fiocca, vardè ma la vegn...

Riceviamo e volentieri pubblichiamo visto i "tempi" che viviamo, in tutti i sensi:

"Ho avuto l'opportunità di leggere, nel vostro sito,la poesia di Pascoli "Orfano" ( lirica tratta dalla raccolta Myricae 1891- 1903).
Penso che si volesse evidenziare i sentimenti che la nevicata di quei giorni suscitava!
Mi sono meravigliato di trovare questa poesia,ritenuta desueta e sparita dalle antologie da anni,in un sito dove la letteratura anglosassone va per la maggiore, complimenti!
 

Vi invio una poesia in dialetto, lingua madre dei vecchi solbiatesi, scritta da Peppe Ferro di Gorla Minore, che ho avuto il piacere e l'onore di conoscere: era presidente del consiglio d'istituto della scuola media di Gorla Minore di cui ero preside". 

Preside, Guido Colombo  

 Pascoli invece scrisse questi versi tra ‘800 e ‘900, e a diverse generazioni di italiani questa poesia è stata fatta imparare a memoria alle elementari, rimanendo per sempre collegata a quel periodo, come immaginario:  ricordi di maestre severe o dolcissime, di banchetti di scuola, di astucci, di sussidiari, di grembiuli e compagni di scuola…

Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca.
Senti: una zana dondola piano piano.
Un bimbo piange, il piccolo dito in bocca;
Canta una vecchia, il mento sulla mano.
La vecchia canta: intorno al tuo lettino
C’è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nei bel giardino il bimbo si addormenta
La neve fiocca lenta, lenta, lenta. 


“Orfano”, Giovanni Pascoli




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