venerdì 29 marzo 2013

Buona Pasqua con il suono lontano di una campana solbiatese...

Riceviamo e volentieri pubblichiamo queste note del preside Guido Colombo:

Incuriosito del titolo “ Appunti per una biografia di don Luigi Giudici “ nato a Solbiate nel 1875 e morto a Firenze nel 1924,  ordinato sacerdote a san Paolo del Brasile nel 1900 e sepolto in una delle prime tombe del “ nuovo” cimitero utilizzato dal 1923, ho consultato con mia moglie le note raccolte nell’archivio parrocchiale, il parroco don Aquilino Vicini (1892 – 1915 ) cita solamente  la data della prima messa di don Giudici. Probabilmente, non conosceva don Luigi Giudici  Nato nel 1875. Come racconta  La memoria funebre, finite le scuole elementari a Solbiate , fu “collocato” presso uno dei primi collegi salesiani in Piemonte e lì fini gli studi ginnasiali:  durante il noviziato chiese di essere inviato in missione ma, prima fu mandato alla Gregoriana a Roma, laureatosi, fu accettata la sua domanda e inviato in Brasile dove si preparò, seguendo studi teologici, all’ordine presbiteriale: viene consacrato sacerdote il 1 Aprile 1900 a San Paolo in un Grande collegio salesiano. Nel 1901 era già direttore di un collegio  e vi rimase fino al richiamo in patria da parte dei superiori. Visto i tempi e le distanze è certo che non ebbe più grandi contatti con il suo paese.
 
Leggendo questi appunti , mi sento impegnato a sottolineare  che in Brasile , Solbiate ha avuto altri missionari: una suora impegnata , come insegnante , in un grande collegio di San Paolo, a Rio Claro, suor Erminia Colombo, e soprattutto Padre Giovanni Caprioli che ha vissuto in Amazzonia lavorando “nella vigna del Signore “ come prete, muratore, insegnante , sindacalista.
 
 
 
A un anno della sua morte avvenuta in Italia, con grande piacere di mia moglie e mio, abbiamo ricostruito la sua vita, che è memoria di una Solbiate d’altri tempi.
Il volume,  Padre Giovanni Caprioli (1921 – 2008) Missionario di Solbiate in Brasile” è stato voluto dal gruppo missionario parrocchiale.
 
Allego alcune pagine. Lo stile semplice ma poetico richiama molti vocaboli che stanno sparendo dalla nostra lingua e che servono ad esprimere i più profondi sentimenti
 
preside Guido Colombo
 
 
 
" LA NOSTRA CAMPANA E' ARRIVATA!
Un mese fa ho dovuto fare un viaggio di 500 km per vedere se è arrivata al capoluogo la mia campana o meglio la campana solbiatese. Volevo rallegrare le feste pasquali non più con le zappe ma col sacro bronzo. Quanto sono rimasto allegro vedendo  che il mio viaggio non fu perduto e che la campana stava là!
in otto giorni si arriva al fiume Araguaina, che è navigabile, si carica su un barcone. Il fiume è pieno di mulinelli e di cascate, i barcaioli sono esperti e la campana arriva alle porte di Xambioa.
Qui è una ressa di popolo che accorre per vedere la campana. Altra portantina e buoi e la campana arriva il giorno delle Palme. Al lunedì si improvvisa una impalcatura: ma è proibito suonarla e devo legare ben bene il battaglio fino al Sabato Santo di notte. Al Gloria della Messa di Mezzanotte che ho celebrata per voi, per i nostri sacerdoti e per tutto il popolo
solbiatese la voce di Solbiate del 1700, raffigurata nella campana, si diffonde in questi luoghi selvaggi del Brasile, in mezzo alle capanne di paglia e ai boschi inesplorati, annunziando la Resurrezione di Cristo.
Il primo tocco l'ho voluto dare io durante la Messa, ma ero tanto commosso, che non ho potuto trattenere le lacrime: quella campana che da piccolo avevo tirato tante volte, da piccolo quando ero chierichetto e si celebrava la messa al San Rocco, l'avevo suonata l'ultima volta per l'entrata del parroco don Carlo Parravicini (1937) e adesso richiama a Dio le anime del Brasile!!!.
Ora , tutte le volte che suona il mio popolo dice: - Come è bella,
padre, la campana di Solbiate!. - Che belle campane hanno in
Italia!- Le parole Italia e Solbiate risuonano unite su labbra
brasiliane e mi pare di vedere il popolo di Solbiate che aiuta
questa povera gente bisognosa di tutto!!!

 

In occasione della Pasqua del 1976 sente la nostalgia del suo paese e scrive:
 
"...già penso alle belle campane della valle Olona che si sprigionano a distesa annunciando l'allegria della Resurrezione. Quanta emozione, quanti ricordi!. La bella campana di S. Rocco è rimasta in Xambioa, qui abbiamo una campanella, in altri posti c'è un pezzo di rotaia o una zappa che si batte con un ferro. Tuttavia non manca la serenità di questo popolo che si adatta a tutto e non pretende altre cose perché non le conosce, (chi si accontenta gode!)".

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