lunedì 8 febbraio 2016

“Il genio democratico” di Hayez

Domenica siamo stati nella sede milanese, in Piazza della Scala, delle Gallerie d' Italia per vedere la raccolta di 120 opere dipente da Francesco Hayez.


Il percorso espositivo segue una successione cronologica, che rievoca insieme la vita e il percorso creativo del grande pittore: dagli anni della formazione tra Venezia e Roma, ancora nell’ambito del Neoclassicismo, sino all’affermazione, a Milano, come protagonista del movimento Romantico e del Risorgimento accanto a Verdi e Manzoni, con i quali ha contribuito all’unità culturale dell’Italia.
La sequenza di opere, tra cui capolavori più noti accanto ad altri presentati al pubblico per la prima volta – inedito l’accostamento delle tre versioni del Bacio, rivela la grandezza di Hayez nel padroneggiare generi diversi come la pittura storica e il ritratto, la mitologia, la pittura sacra e un ambito allora di gran moda come l’orientalismo, sino a giungere alle composizioni dove trionfa il nudo femminile, declinato in una potente sensualità che lo rende unico nel panorama del Romanticismo italiano e europeo.

Estratti dal saggio in catalogo di Fernando Mazzocca Il genio democratico” di Hayez - Un grande pittore italiano interprete delle speranze e delle delusioni del Romanticismo
E l’opera sua è la Consacrazione della Vita… (Giuseppe Mazzini, 1841) Nello straordinario saggio poi tradotto e raccolto nell’edizione nazionale degli Scritti con il titolo La pittura moderna italiana, apparso negli anni dell’esilio londinese sul prestigioso foglio del liberalismo radicale inglese, il “London and Westminster Review”, tra il gennaio e l’aprile del 1841, Giuseppe Mazzini pensava che nell’Italia contemporanea, diventata per gli osservatori stranieri la “terra dei morti”, soffocata da un passato troppo grande e irraggiungibile, la pittura, dopo un periodo di profonda decadenza che aveva coinciso con l’età neoclassica, fosse risorta grazie a quello che si accingeva a consacrare come il “genio democratico” di Hayez, “un grande pittore idealista italiano del secolo XIX”, il “capo della scuola di Pittura Storica che il pensiero Nazionale reclamava in Italia”, “l’ artista più inoltrato che noi conosciamo nel sentimento dell’Ideale che è chiamato a governare tutti i lavori dell’epoca”. Ne riconosceva senza riserve l’originalità, quando affermava che la “sua ispirazione emana direttamente dal proprio Genio”, e la capacità di aver saputo interpretare, come Byron e come i maggiori letterati e musicisti italiani del tempo, Foscolo, Manzoni, Rossini, Donizetti, le aspirazioni e le angosce dell’età romantica
Mazzini rivendicava il respiro europeo della pittura di Hayez e ne ribadiva il primato, del resto come vedremo già affermati da Stendhal quando, in una lettera inviata dall’Isola Bella il 17 gennaio 1828 all’amico Alphonse Gonsollin, l’aveva ritenuto “le premier peintre vivant”

...e forse ancora oggi se osserviamo Gli abitanti di Parga che abbandonano la loro patria - I profughi di Parga dipinto da Francesco Hayez nel 1831. E' ispirato al poema omonimo di Giovanni Berchet, scritto nel 1821-23 su un episodio della guerra greco-turca: la distruzione da parte dei Turchi della città greca di Parga


In mostra anche il  dipinto “Tamar di Giuda”, 
meno noto ai milanesi ma fortemente legato al nostro territorio 
per essere una delle opere di punta della 



Grazie Hayez 


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