Solbiate Olona


Visualizzazione ingrandita della mappa Caratteristiche del territorio · Superficie del territorio: 4,92 Kmq · Altitudine: 247 m s.l.m. · Distanza dal capoluogo: 22 Km · Patrono: Sant’Anna (26 luglio) Cenni storici Situata a confine tra Olgiate Olona e Fagnano Olona, poco distante da Busto Arsizio, Solbiate Olona condivide il fiume Olona con Gorla Maggiore e Gorla Minore. La presenza di corsi d'acqua, un clima discreto, che garantiva una grande disponibilità di selvaggina e boschi sterminati da cui prendere il legno, lo resero un territorio adatto allo sviluppo di insediamenti fin da epoche remote. I primi reperti rinvenuti nella zona ci riportano al 2.000 A.C., negli attuali territori di Golasecca, Arsalo, Seprio, Somma Lombardo, Sesto Calende e Angera, ma già da tempi più remoti gli uomini si erano insediati sulle rive dell'Olona e sul Ticino e i primi insediamenti palafitticoli sono databili a circa 10.000 anni fa. Nel corso dei secoli la zona fu terreno di conquista da parte di molti gruppi etnici che contribuirono a costruire una eredità culturale e che ebbe grande influenza nello sviluppo di usi e costumi locali. L'anno 1000 A.C. fu caratterizzato dalle invasioni di popoli indoeuropei. Il passaggio dei Celti, di cui si ha tracce nell'odierna parlata e in alcuni tratti somatici, contribuì a sviluppare fortemente l'agricoltura. A loro si deve l'invenzione dell'aratro. Essi furono anche abili artigiani, costruirono il primo tracciato della strada che collega i vari centri della zona con il lago Maggiore e che poi con Napoleone prenderà il nome di Sempione. In seguito la presenza di Etruschi prima e Galli poi mutò profondamente l'assetto politico, culturale e linguistico. Con l'arrivo di Annibale, gli Insubri furono sconfitti ma poi, con la conquista di Milano nel 191 A. C. tutto il territorio cadde sotto il dominio dei Romani. Essi distrussero tutte le tracce delle precedenti culture, nel tentativo di cancellare le radici delle popolazioni locali. Lungo la strada che collega Milano con le Alpi, nel 196 D.C. l'imperatore Settimio Severo migliorò la direttrice facendo porre dei pezzi in selciato, di cui restano alcune tracce sull'attuale asse del Sempione, sull'antica via tracciata dai Celti. Tra il IV e il V sec. D. C. i Romani costruirono il castrum di Castel Seprio, che doveva servire a rafforzare la linea difensiva realizzata secoli prima per fronteggiare le invasioni barbariche, la cui pressione si faceva sempre più forte. I barbari erano infatti attratti sia dalla ricchezza dei borghi che dalla fertilità del terreno. Il territorio subì prima il dominio dei Goti e dei Longobardi. Poi fu la volta dell'invasione dei Franchi, arrivati sul territorio sotto la guida di Carlo Magno che pose fine al dominio longobardo dopo le battaglie di Pavia e Verona nel 774, e si impadronì di Seprio. Dalla seconda metà del X° secolo, la zona fu il territorio delle scorribande e delle razzie degli Ungari. È nel 1017 che il nome del paese appare per la prima volta in documenti storici, quando si ha notizia di un certo Warderico de Sorbiate. In seguito, come Sabiate. Un cittadino di Solbiate, tale Girardo, presenzia ad una sentenza dei consoli a Milano, mentre un certo Rolando ricopre la carica di Console del Seprio. La Notitia Cleri Mediolanensis del 1398 accenna all’esistenza di una chiesa dedicata a Sant’Antonino; la chiesa divenne rettoria nel 1564 e parrocchiale nel 1582 e, seppure ricostruita nel 1753 in stile barocco, è attualmente in fase di restauro e chiusa al culto, ma ospita spettacoli culturali. La stessa fonte cita inoltre un monastero e una casa dell’Ordine degli Umiliati, posti nell’attuale via Sant’Antonino, che dovevano versare un tributo di sei denari alla Santa Sede. Un altro edificio sacro, dedicato a San Vito, venne demolito nel 1603, mentre rimane ancora la chiesa dei Santi Gervaso e Protaso, pur nel rifacimento ottocentesco. Sviluppatosi lungo i due poli di insediamento costituiti dal centro principale e dalla frazione di Solbiello, entrambi dislocati sulle rive dell’Olona, Solbiate fu attraversata diverse volte da truppe in assetto di guerra, come quelle guidate da Federico Barbarossa nel 1176 alla battaglia di Legnano e fu di nuovo qui che cercarono rifugio i Milanesi quando, nel 1257, dovettero ritirarsi da Castelseprio. Nel 1155 Federico I detto il Barbarossa venne incoronato re d'Italia a Pavia e imperatore a Roma. Fino ad allora il cosi detto Regno d'Italia (comprendente la Pianura Padana e la Toscana) aveva goduto all'interno della struttura imperiale di notevoli autonomie che significavano per i Comuni un regime di quasi totale libertà fatto che aveva permesso alle comunità padane di raggiungere un altissimo grado di sviluppo sociale e culturale e una prosperità economica che ne faceva la regione piu' ricca d'Europa. Il Barbarossa decide di cambiare la politica tollerante dei suoi predecessori e pretende dai Comuni il pagamento di esosi contributi e impone la nomina di funzionari amministrativi imperiali. La sua intrusione è inizialmente favorita da divisioni, che il Barbarossa fomenta con abilità: queste lotte fratricide portano nel 1162 alla distruzione di Milano, la più potente città lombarda, fin dai tempi dei Celti, cui partecipano milizie di altre comuni. Il sacrificio di Milano accresce le pretese imperiali ma risveglia nei Comuni la coscienza della necessità di una unità contro il vero nemico. Si costituisce così prima la Lega Veronese (1164) e poi, anche per l'opera infaticabile di Oberto da Pirovano, arcivescovo di Milano, la prima Lega Lombarda. Il 7 aprile del 1167 nell'abbazia di Pontida giurano di formare un patto federativo i rappresentanti di Milano, Cremona, Mantova, Bergamo e Brescia. Ad esse si uniranno in seguito venti altre città del Veneto, del Piemonte, della Lombardia, dell'Emilia e della Romagna. La ritrovata unità consente il 29 maggio 1176 sui campi di Legnano, all'esercito della Lega di sbaragliare quello imperiale. Elemento determinante di quella battaglia è stato l'eroico comportamento della Compagnia della Morte, una legione di cavalieri schierati a difesa del Carroccio e guidati da Alberto da Giussano. Le più gravi incursioni vennero compiute tuttavia nel 1511 dalle truppe del cardinale di Sion che incendiarono il paese e nel 1515 da mercenari svizzeri che si diedero al saccheggio. Dalla metà del 1200 la strada tracciata 2000 anni prima dai Celti, prende sempre più importanza al punto che si comincia anche a parlare d'itinerario delle poste lungo la rotta del Sempione. Da una descrizione di "Bonvesin della Riva" fatta nel 1288, si può capire il grado e il livello delle manifatture presenti sul territorio e della laboriosità delle persone residenti "Se volessi elencare ordinatamente anche il numero degli artigiani presenti di ogni tipo, dei tessitori, di lana, lino, cotone, di seta, dei calzaioli, dei conciatori di pelle, dei sarti, dei fabbri di ogni genere, dei mercanti che girano ogni parte della Terra, per i loro mercanti, e sono parte importante nella fiera di altre città; ed infine di merciai ambulanti e dei venditori di asta: io credo che quanti mi leggono ammutolirebbero dallo stupore". Il commercio florido attirava molti stranieri che scendevano dal Passo del Sempione per venire a comprare cotoni e lane. Cominciarono a svilupparsi i primi istituti di credito. Il Sempione acquistava sempre più importanza, e con esso le società di trasporto della zona, che facevano transitare prodotti d'oltralpe nella penisola come ad esempio le balle di lane inglesi fino in Toscana. La produzione manifatturiera di cotone e fustagni era rinomata e i prodotti venivano smerciati in tutta l'area del Mediterraneo e della Catalogna, mentre le lane erano esportate in Egitto. Bruges, Anversa e Londra erano diventate sedi stabili dei mercanti lombardi, fatto ancora oggi testimoniato dalla presenza di "lombard street" nel cuore del distretto finanziario di Londra. Anche l'artigianato metallurgico avevano preso forza e aveva esteso la sua zona d'influenza in Francia, Spagna ed Inghilterra. Nel 1450 Francesco Sforza entrò a Milano dove raccolse l'eredità dei Visconti. Sotto la sua dominazione la zona vive un periodo di intenso splendore, soprattutto dal punto di vista artistico e culturale. In questo periodo iniziò la coltivazione dei primi bachi da seta e l'imposizione di coltivarli. Furono allora introdotti i Gelsi sul territorio per favorirne la produzione. Verso il 1520 fecero la prima comparsa sul territorio i primi telai in legno importati dalla Francia. Nel 1529 si verificò la prima vera drammatica epidemia di peste sul territorio. Alla morte di Sforza nel 1535 avvenuta senza discendenza, il casato si estinse e l'imperatore Carlo V° si avocò il ducato di Milano, che terrà fino alla metà del Seicento. Solbiate che contava poco più di trecento abitanti nel 1564, anno in cui venne fondata la parrocchia, Solbiate Olona nel 1578 venne infeudata agli Altemps, che vendettero il 23 giugno 1650 i diritti feudali a Francesco Maria Terzaghi, dal quale passarono nel 1656 ad un ramo della famiglia Visconti. Sotto il dominio degli spagnoli cominciò un periodo di decadenza, anche se la zona rimane molto attiva nel commercio, in particolare nella produzione di tele di cotone che erano già molto richieste. Tra gli abitanti del tempo si annoveravano molti mercanti di panno, tela e canapa, diversi tintori, parecchi erano gli empori alimentari sparsi per il borgo. Nel 1630 dopo il passaggio dei Lanzichenecchi scoppia nuovamente la peste che dilaga su tutto il territorio in maniera talmente devastante che i morti rappresentano il 90% della popolazione. Nel 1706, durante la guerra di successione spagnola, il territorio venne occupato e conquistato dagli austriaci. Gli spagnoli abbandonarono il territorio lasciandolo in una profonda crisi che aveva stremato le strutture produttive dei centri urbani, indotto le istituzioni in un profondo disordine amministrativo, contrassegnato dalla strenua difesa di corporazioni ed oligarchie nobiliari dei propri vantaggi e prerogative. La popolazione, che agli inizi del Settecento contava circa quattrocento abitanti, era dedita in gran parte all’agricoltura, specie alla coltivazione dei cereali, della vite e del gelso. La campagna ricca di filari e gelsi, produceva cereali e patate; veniva coltivata la vite ed importante era la bachicoltura. Notevole incremento a questa terra venne dato dalla grande arteria del Sempione e la località amena sarà ricordata da Stendhal come “un ‘oasi di verde con un limpido fiumicello”. Con l'inizio dell'Ottocento iniziò una fase di trasformazione. Due erano i mulini funzionanti in Solbiate e, per sfruttare l’energia idraulica, sul luogo dove sorgeva uno di essi, nelle vicinanze dell’Olona, venne impiantata nel 1823 la prima filatura. L’industrializzazione nell’Alto Milanese ha sempre fatto i conti, dai suoi inizi in poi, con i problemi energetici. Dall’energia idraulica che in origine favorì gli insediamenti lungo il corso del fiume Olona si passò, in tempi successivi, all’energia del vapore e, più avanti ancora, a quella idroelettrica e termoelettrica. il problema del rapporto tra progresso dell’industria ed energia rimane continuamente aperto. I mulini persero via via la loro importanza verso la fine del secolo scorso. Erano venuti infatti ad aprire le loro fabbriche lungo il fiume i nomi che diventeranno famosi in campo industriale-tessile: i Cantoni, i Tosi , i Turati, i Ponti. Lo sviluppo di questo stabilimento, divenuto in poco tempo il maggiore della Lombardia, portò con sé vantaggi non solo economici per gli abitanti di Solbiate, poiché all’impegno dei titolare dell’azienda si deve la costruzione di edifici pubblici come l’asilo infantile e la scuola elementare, nonché l’istituzione di casse di soccorso e di enti filantropici. L’andamento demografico, con il trasferimento di molti lavoratori a Solbiate, ha conosciuto dalla fine del 1800 uno sviluppo progressivo, così come anche l’insediamento di numerose altre industrie, nei settori della meccanica, della lavorazione dei metalli, delle materie plastiche. Fu così che gli uomini si trasformarono ben presto in operai di fatto, pur continuando a svolgere l’attività agricola. Fu così per molti fino a cinquant’anni fa, mentre l’attività primaria veniva sostituita da quella secondaria. LA VALLE DEL MEDIO OLONA Originatasi per escavazione fluvio-glaciale, la Valle Olona si presenta tuttora come una valle profondamente incisa con i centri abitati posti in posizione elevata sulle colline circostanti. Il fiume che la attraversa, l'Olona, è stato definito Fiume Civiltà, per l'antico e proficuo legame tra le sue acque e gli abitanti del territorio che attraversa, dalla Rasa fino alle porte di Milano, passando per Legnano e schivando appena la città di Busto Arsizio. A vederlo oggi, con le acque torbide e le rive trascurate, pare strano, ma l'Olona fu artefice indiscusso dello sviluppo economico delle popolazioni dell’intera valle. Fin dal X secolo si moltiplicarono lungo il suo corso i mulini, protetti dalle varie torri e case fortificate poste sui cigli della valle e dominanti l'antica strada delle obbedienzierie. Nel 1608 si contavano sulle sponde dell'Olona 116 mulini, con una forza complessiva di 463 rodigini (le vecchie ruote a pale); fra questi vi erano anche un maglio da rame, un follone o gualchiera per i panni e diversi torchi da olio. Le acque del fiume facilitarono poi il sorgere di numerosi altri insediamenti di tipo preindustriale: concerie, sbianche per la lavatura della tela (la famosa tela olona), segherie per il legname e marmo (specialmente sul torrente Bevera). Verso la metà del XIX secolo crebbero lungo il corso dell'Olona cartiere, filande di cotone e seta, tintorie, sbianche, fornaci, industrie meccaniche. Le vecchie ruote dei mulini vennero man mano sostituite dalle moderne turbine, in grado di sfruttare meglio la corrente del fiume. Da molto tempo il fiume non serve più come fonte energetica e l’industria si è ormai spostata dagli argini alle campagne, alle zone urbanizzate lasciando un parco di edifici dismessi nel fondovalle. Edifici che testimoniano ancor oggi non solo lo sviluppo industriale del Varesotto e dell’Altomilanese, ma dell’intero Paese. Tanto che Piero Chiara ebbe a definire la Valle dell’Olona “teatro di tutte le attività umane”. Partendo da Castellanza, ultima cittadina della Valle, che ha per altro assistito al recupero dell’ex Cotonificio Cantoni, oggi sede dell’Università Carlo Cattaneo, e di parte della Manifattura Tosi, oggi sede della Biblioteca Civica, è un susseguirsi di stabilimenti abbandonati: la Ceschina a Olgiate Olona, il Cotonificio di Solbiate, il Cotonificio Candiani a Fagnano Olona, il mulino Bosetti, l’oleificio Salmoiraghi, il candeggio Pigni, il Mulino del Sasso, la Filatura Introizzi, la Tintoria Tronconi, la Cartiere Vita Meyer e via via sino ai vecchi mulini di San Pancrazio, oggi Metaplast, di Gornate Olona o al Mulino del Celeste, in Castiglione Olona. Quasi un contraltare con le tante testimonianze artistiche che dominano, dall’alto, la Valle. A partire dalle sue sorgenti sino allo sbocco in pianura, l’Olona è attorniata da località ricche di storia, con monumenti che vanno dall’epoca tardo-romana al Medioevo al Rinascimento. Castiglione Olona, splendida isola toscana in Lombardia, Gornate Olona con il Monastero tardo-romano di Torba, Castelseprio con gli scavi archeologici del castrum Sibrium, Cairate con il sorprendente Monastero di Santa Maria Assunta, Fagnano Olona con il castello Visconteo e il Santuario della Madonna della Selva, Gorla Maggiore con le sue reminescenze longobarde, Olgiate Olona con Villa Gonzaga, Marnate con la parrocchiale dedicata a Sant’Ilario, Castellanza con Villa Carminati Brambilla e il Museo d’arte moderna Pagani. Luoghi accomunati dall’Olona, un fiume che oggi viene visto non più come risorsa da sfruttare bensì come risorsa da valorizzare. E con esso l’intero territorio della Valle. Già nel 1997 alcuni comuni (Fagnano Olona, Gorla Maggiore, Gorla Minore, Marnate, Olgiate Olona e Solbiate Olona) avevano richiesto alla Regione Lombardia di istituire il Parco dell’Olona, impegnandosi a realizzare una serie di interventi per l’utilizzo dell’area a livello ricreativo. Con i Programmi integrati di sviluppo locale, si dà vita a un quadro strategico di sviluppo per una determinata area omogenea. Così, nel 2003, i Comuni della Valle Olona – Castellanza, Marnate, Olgiate Olona, Gorla Minore, Gorla Maggiore, Solbiate Olona e Fagnano Olona – hanno presentato il PISL Medio Olona o Greenway del Medio Olona che ha come obiettivo “Promozione e fruizione delle aree ad elevato valore e pregio paesaggistico e ambientale, tutela delle risorse ambientali, sviluppo e accrescimento delle imprese". Un progetto che vuole ridare contemporaneamente più naturalità alla città e al territorio e più offerta di servizi ai Comuni della Valle Olona. In particolare, l'area a monte di Castellanza, e cioè la Valle Olona, vedrà la realizzazione di spazi verdi di qualità, collegati tramite percorsi che consentano il recupero di parte del patrimonio storico e architettonico, mentre, l'area più cittadina, ossia Castellanza, dovrà sviluppare servizi e fornire beni altamente qualificati a tutto il territorio circostante. Insomma, pur se con un altro nome e con altre metodologie, si sta cercando di valorizzare l’intero corso del Medio Olona. E questo vecchio fiume, che sta tornando a nuova vita dopo anni di abbandono, probabilmente tornerà ad essere ancora ‘scuola di civiltà’: civiltà questa volta non solo industriale ma anche del Rispetto e della Tutela del Territorio.

“Ciclopasseggiando in Valle Olona“

E stata presentata alla Liuc - Università Cattaneo la Guida “ Ciclopasseggiando in Valle Olona “alla scoperta dei tesori dei paesi l...